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Minguzzi, Luciano.

Scultore italiano. Intrapresi gli studi tecnici, li abbandonò a 17 anni per iscriversi all'Accademia di Belle Arti della città natale, dove si diplomò nel 1935; seguì quindi le orme del padre Armando, anch'egli scultore. Nella prima metà degli anni Trenta frequentò i corsi di scultura tenuti da Ercole Drei e quelli di incisione di Giorgio Morandi. Nel 1934 ottenne una borsa di studio grazie alla quale si stabilì a Parigi per due mesi. Nello stesso anno esordì con scarso successo alla Biennale di Venezia (dovette attendere le successive edizioni della manifestazione per ricevere larghi consensi). Avviò un'intensa attività espositiva, nella quale propose sculture che, su una rilettura dell'arte antica italiana e nelle suggestione di quella orientale ed etrusca, facevano tesoro della lezione di grandi maestri contemporanei, da Marino Marini, ad Arturo Martini, da Giacomo Manzù a Pablo Picasso. Dal 1937 fu insegnante alla Scuola d'Arte di Padova e alla Scuola di Disegno per operai Gaetano Chierici di Reggio Emilia; nel 1943 tornò a Bologna e fu attivo nella Resistenza. Gli anni del dopoguerra lo videro partecipe delle più attuali problematiche artistiche e ideologiche: nel 1945, insieme ad Aldo Borgonzoni, Carlo Corsi, Pompilio Mandelli, Giovanni Ciangottini, Lamberto Priori e Ilario Rossi, formò la "Galleria Cronache", che diede un grande impulso alla vita culturale bolognese del periodo. Di nuovo a Parigi nel 1948, frequentò artisti del calibro di Renato Guttuso, Renato Birolli e Alberto Giacometti. Trasferitosi nel 1951 a Milano, dal 1956 al 1975 fu titolare della cattedra di Scultura all'Accademia di Brera. Nel 1965 ottenne la nomina alla Sommerakademie di Salisburgo. Dagli anni Sessanta M. approdò a rappresentazioni per lo più riferite a soggetti naturalistici (Ombre nel bosco, Fra gli sterpi, Vento fra le canne, la serie degli Aquiloni) in cui piani quadrati e fili aggrovigliati, creando effetti chiaroscurali, modulano la materia in strutture di tipo espressionista. La componente espressionistica caratterizzò anche il successivo ciclo dei lager (1965), con il quale l'artista bolognese intese esprimere la drammaticità della condizione umana. La scultura di M. alterna forme chiuse di solida volumetria ad altre assottigliate, spesso scarnite fino a giungere alle soglie dell'astrazione. Tra le principali testimonianze scultoree si menzionano: il Monumento per il prigioniero politico ignoto (1952), Il gallo (1953), la quinta Porta (1965) del Duomo di Milano, la Porta del Bene e del Male (1977) della Basilica di San Pietro in Vaticano, il Monumento al carabiniere (1981-83) in Piazza Diaz a Milano, l'ambone e l'altare maggiore (1983) del Duomo di Brescia, la Porta (1984-88) per la Chiesa di San Fermo Maggiore a Verona, le Porte (1988-89) per la Chiesa Stella Maris a Porto Cervo, Uomo n.1 e Uomo n. 2 (2000-01). Nel corso degli anni M. fu insignito di numerosi riconoscimenti; tra i più prestigiosi menzioniamo: il premio Saint Vincent (1951), il premio aggiunto alla XXVI Biennale di Venezia (1952); il premio Roma alla VII Quadriennale (1956); il premio Morgan a Rimini (1957); la Medaglia d'Oro al merito artistico dal ministero della Pubblica Istruzione (1965); il gran premio della Biennale internazionale a Budapest (1970). Nel 1996 a Milano venne creata la Fondazione Museo Minguzzi, che raccoglie le maggiori opere dell'artista bolognese in un significativo allestimento basato su criteri cronologici e fasi stilistiche (Bologna 1911 - Milano 2004).